
Immunosoppressori
Gli immunosoppressori riducono l’attività del sistema immunitario per impedire il rigetto di un organo trapiantato o per controllare malattie a base immunitaria. Sono farmaci a dispensazione controllata, con piano terapeutico specialistico, e richiedono il monitoraggio periodico delle concentrazioni nel sangue oltre che degli esami di funzionalità renale ed epatica.
Due regole non negoziabili: non si modifica la dose di propria iniziativa, perché l’intervallo fra efficacia e tossicità è stretto, e si segnala ogni infezione, anche banale, perché le difese sono ridotte. Le informazioni di queste schede non sostituiscono le indicazioni del centro trapianti o dello specialista che segue il paziente.
Perché il monitoraggio è parte della terapia
L’intervallo fra dose efficace e dose tossica è stretto: la posologia viene aggiustata in base alla concentrazione nel sangue, misurata periodicamente. Per lo stesso motivo il farmaco va assunto sempre nello stesso modo rispetto ai pasti, costantemente con il cibo oppure costantemente lontano: cambiare abitudine altera l’assorbimento e falsa il monitoraggio.
Infezioni e vaccinazioni
Le difese immunitarie sono ridotte: febbre, tosse persistente, lesioni cutanee o qualunque infezione apparentemente banale vanno segnalate rapidamente. I vaccini vivi non si somministrano durante la terapia e le vaccinazioni raccomandate andrebbero aggiornate prima dell’avvio, insieme allo screening per tubercolosi ed epatiti.
Pelle e controlli periodici
L’immunosoppressione prolungata aumenta il rischio di tumori cutanei: protezione solare quotidiana e controllo dermatologico periodico fanno parte del follow-up, soprattutto nei trapiantati. Gli esami comprendono emocromo, funzione renale ed epatica e assetto lipidico, perché alcune molecole aumentano colesterolo e trigliceridi.
Interazioni
Molti immunosoppressori sono metabolizzati dal CYP3A4: ketoconazolo, claritromicina, ritonavir e diltiazem ne aumentano la concentrazione, mentre rifampicina, carbamazepina ed erba di San Giovanni la riducono drasticamente. Il succo di pompelmo va evitato. Ogni nuovo farmaco, anche da banco, va segnalato al centro che segue la terapia.
Continuità terapeutica
Con un immunosoppressore l’interruzione anche breve può compromettere l’organo trapiantato: conviene riordinare quando resta almeno una settimana di terapia e tenere conto di festività e chiusure. Le informazioni ufficiali sui medicinali sono pubblicate dall’Agenzia Europea per i Medicinali.
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Domande frequenti
Chi prescrive il sirolimus?
Il centro specialistico che segue il trapianto o la condizione per cui è indicato: la terapia prevede il controllo dei livelli del farmaco nel sangue e non si imposta dal medico di base.
Si possono fare le vaccinazioni durante la terapia?
I vaccini a virus vivo attenuato sono generalmente controindicati sotto immunosoppressione, mentre altri restano raccomandati proprio per il rischio infettivo più alto. La valutazione la fa il centro che segue la terapia.
Serve la ricetta?
Sì, è un medicinale con prescrizione specialistica e la consegna avviene solo con quella ricetta.
Prenotare Rapamicina (sirolimus 1 mg): i passaggi
Per Rapamicina (sirolimus 1 mg) serve la ricetta: il PharmaShopper la ritira con la delega firmata e il documento d’identità, poi acquista la confezione al banco. Con la ricetta elettronica bastano il numero NRE e il codice fiscale; la ricetta cartacea viaggia in busta chiusa e viene consegnata al farmacista. La consegna avviene in media entro un’ora negli orari di apertura del punto vendita, costa 2,50 euro per ordine e non prevede un importo minimo. Se il medico ha indicato il principio attivo sirolimus, il farmacista può proporre l’equivalente meno costoso disponibile. Numero verde 800 628 102, e-mail [email protected]; su richiesta la farmacia emette lo scontrino parlante per la detrazione fiscale. Condizioni complete nella pagina Farmaci.