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Depressione da social network: gli utenti Facebook più a rischio

Social network sullo schermo
Foto: mikemacmarketing · CC BY 2.0 · Wikimedia Commons

I social network come Facebook sono un mezzo pratico e rapido per mantenersi in contatto con familiari, amici, colleghi e conoscenti. A volte però quanto leggiamo e condividiamo sui nostri profili social può alimentare degli stati d’animo negativi, che in alcuni casi possono addirittura sfociare in sindromi depressive.

L’immagine degli altri che ci arriva attraverso i social non sempre corrisponde a quella reale. Non di rado si tratta di una visione parziale, che esaspera alcuni aspetti della personalità. Molti utenti tendono a condividere soltanto aspetti positivi delle loro vite; altri si limitano ad aggiornare il loro status soltanto quando vogliono sfogare le loro frustrazioni e la loro rabbia.

Facebook: quando il confronto con gli altri fa male

Un altro effetto “collaterale” dei social network è il continuo confronto con gli altri, che può rivelarsi impietoso per chi è fragile, ha scarsa autostima e sta attraversando un momento difficile. I social soprattutto nelle persone insicure possono innescare una sorta di competizione a chi si diverte di più, vanta un numero elevato di “amici” e gode di maggiore popolarità. Nei casi più gravi e nei soggetti predisposti questo sentimento può sfociare persino in una forma depressiva.

La ricerca della Lancaster University

A indagare il rapporto tra l’utilizzo di Facebook e l’insorgenza di depressione è stato un recente studio condotto da un’équipe di ricercatori della Lancaster University, in Gran Bretagna. Lo studio, firmato da David Baker e dal dottor Guillermo Perez Algorta, è stato pubblicato sulla rivista specializzata Cyberpsychology, Behavior, and Social Networking.

I ricercatori hanno analizzato diversi studi condotti negli ultimi anni per indagare la relazione tra l’uso di Facebook e la depressione. Le ricerche prese in esame sono state realizzate in 14 diversi Paesi, per un totale di 35 mila persone interpellate di età compresa tra i 15 e gli 88 anni.

Già nel 2011 l’American Academy of Pediatrics aveva identificato una nuova sindrome depressiva negli adolescenti legata all’uso eccessivo di Facebook e di altri social network. La meta-analisi della Lancaster University ha dimostrato che la relazione tra i social network e la depressione è molto complessa e varia in base a fattori come l’età e il genere.

Laddove è stata identificata una relazione significativa tra l’uso dei social network e la depressione la causa principale era da ricercare nel continuo paragone con gli altri utenti. Una competizione insana che porta gli utenti a postare di continuo aggiornamenti.

Gli utenti Facebook più a rischio di depressione

Secondo gli esperti britannici gli utenti di Facebook più a rischio di depressione sono i soggetti che provano invidia osservando i successi altrui; le persone che accettano i loro ex nella rete di amicizie; quelle che fanno continui paragoni con lo stato sociale, sentimentale e professionale dei loro contatti; gli utenti che usano i social network soprattutto per esprimere stati d’animo negativi.

Quando i social aiutano

Le donne e le persone che soffrono di disturbi della personalità o nevrosi sono tra i soggetti più a rischio di depressione. Ciononostante i ricercatori tengono a precisare che i social network come Facebook spesso hanno un ruolo positivo nella lotta alla depressione, perché forniscono un supporto sociale immediato ai soggetti affetti da disturbi psicologici. In molti casi i social network aiutano a sconfiggere il senso di isolamento, migliorando il benessere mentale dei pazienti.

Dove controllare questi dati

  • Salute mentale EpiCentro, Istituto Superiore di Sanità: dati e documenti su ansia, depressione e servizi territoriali
Informazione, non consiglio medico Questo testo serve a capire un argomento e non sostituisce la visita, la diagnosi o la terapia decisa dal medico. Per un disturbo in corso, una cura già avviata o un dubbio su un medicinale il riferimento resta il medico curante o il farmacista di fiducia. È stato pubblicato nel 2016: su indicazioni, dosaggi e disponibilità dei prodotti conviene chiedere conferma al banco. Per il foglio illustrativo e la scheda tecnica di un medicinale autorizzato in Italia il riferimento è la banca dati dell’Agenzia Italiana del Farmaco. Una sospetta reazione avversa a un farmaco si segnala alla rete nazionale di farmacovigilanza.

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