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Come riconoscere l’endometriosi e distinguerla da altri disturbi?

Visita ginecologica
Foto: Goleisureintl · CC BY 4.0 · Wikimedia Commons

Come riconoscere l’endometriosi e come riuscire a distinguerla da altri disturbi, come il dolore da ciclo mestruale? In questo articolo andremo a spiegare in breve che cos’è l’endometriosi, quali sono i sintomi di questo disturbo e quali le possibili terapie per alleviarli.

Che cos’è l’endometriosi

L’endometriosi è una malattia di cui soffrono moltissime donne di età compresa tra i 29 e 39 anni. Si manifesta quando l’endometrio, ovvero la mucosa che funge da rivestimento interno all’utero, si espande invadendo altri tessuti. Questa “invasione” provoca forte dolore nella zona pelvica. Questo è a sua volta dovuto ad un’infiammazione che con il passare del tempo diventa cronica. L’endometriosi può essere di due tipi, a seconda delle zone in cui si va ad espandere il tessuto endometriale. Può essere interna se si trova all’interno dell’utero, ma non nella sua sede corretta. Si parla invece di endometriosi esterna se il tessuto invade aree esterne all’utero, come per esempio le ovaie o l’ultimo tratto dell’intestino.

Una patologia dalle cause non ancora ben definite

Non è ancora stata individuata un’unica causa che porta allo sviluppo dell’endometriosi. L’infiammazione cronica dovuta all’uscita di sede del tessuto endometriale può essere infatti dovuta a numerosi fattori. Gli esperti hanno fatto diverse ipotesi al riguardo. Tra le cause ipotizzate potrebbe esserci la cosiddetta “mestruazione retrograda”: durante il ciclo mestruale alcune parti di tessuto si muoverebbero verso le tube, all’esterno della cavità uterina. Oltre alla Teoria della Mestruazione Retrograda c’è anche quella della “disseminazione”. Secondo questa teoria le cellule dell’endometrio raggiungono altri organi attraverso il sangue o il sistema linfatico. Un’altra ipotesi si basa sulla familiarità della malattia, a cui viene attribuito un certo grado di ereditarietà.
Sullo sviluppo dell’endometriosi potrebbero incidere anche dei fattori ambientali. Tra questi possiamo trovare l’inquinamento o l’aver mangiato carne di animali che sono stati sottoposti a delle cure ormonali.

Come riconoscere l’endometriosi?

I sintomi dell’endometriosi non sempre sono ben definiti, proprio per questo possono essere confusi con quelli di altri disturbi. L’endometriosi è una sindrome molto dolorosa, che si concentra sulla zona pelvica. Il disturbo si manifesta dapprima in corrispondenza del ciclo mestruale, poi diventa cronico e si avverte anche durante i rapporti sessuali. Talvolta il dolore può essere accompagnato da un sanguinamento.

La diagnosi: laparoscopia e altri esami

Per stabilire l’effettiva presenza dell’endometriosi è necessario un intervento chirurgico che prende il nome di laparoscopia. Questo intervento consiste nell’inserimento di un tubo dotato di un fascio di luce interna all’interno dell’addome. Grazie a questo tubo si possono individuare le lesioni endometriosiche. Alla laparoscopia possono poi seguire altri interventi, come la colonscopia o la cistoscopia, o ancora la risonanza magnetica.

Endometriosi e fertilità

Per quanto riguarda la relazione tra endometriosi e fertilità, tutto dipende da quanto è grave l’endometriosi. Molte donne riescono a rimanere incinte, nonostante la malattia.

Le terapie per alleviare il dolore

Attualmente non esistono delle cure che riescono ad eliminare del tutto l’endometriosi. Ci sono però delle terapie volte ad alleviarne le manifestazioni dolorose. Il ginecologo può prescrivere la pillola anticoncezionale o altre terapie di tipo ormonale, per tenere sotto controllo l’ispessimento dell’endometrio. Si ricorre all’intervento chirurgico quando l’endometriosi è ad uno stadio grave. L’intervento può può prevedere la semplice asportazione delle cisti ovariche, oppure, nei casi più delicati, può comportare la rimozione di utero e ovaie.

Tags: ginecologia

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Informazione, non consiglio medico Questo testo serve a capire un argomento e non sostituisce la visita, la diagnosi o la terapia decisa dal medico. Per un disturbo in corso, una cura già avviata o un dubbio su un medicinale il riferimento resta il medico curante o il farmacista di fiducia. È stato pubblicato nel 2017: su indicazioni, dosaggi e disponibilità dei prodotti conviene chiedere conferma al banco. Per il foglio illustrativo e la scheda tecnica di un medicinale autorizzato in Italia il riferimento è la banca dati dell’Agenzia Italiana del Farmaco. Una sospetta reazione avversa a un farmaco si segnala alla rete nazionale di farmacovigilanza.

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