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Lotus birth: che cos’è, com’è nato, quali sono le opinioni degli esperti

Mano di un neonato
Foto: Bonnie Urquhart Gruenberg · CC BY-SA 4.0 · Wikimedia Commons

Devo fare una premessa: mi fido dei medici. Certo, non sono infallibili, ma di sicuro ne sanno più di me, nella loro materia. Fatta questa premessa, devo farne un’altra: il parto è un momento stranissimo, non so come definirlo altrimenti. La maggior parte di noi ha cercato di rendere quanto meno traumatico possibile l’ingresso di nostro figlio in questo mondo pazzo che deve apparirgli, nei primi istanti, freddo, decisamente troppo luminoso e pieno di rumori. Poste le mie personalissime premesse alla discussione, passiamo all’argomento del post: il Lotus Birth.

Lotus Birth: come nasce, cosa dicono i sostenitori

Nel 1974, Clair Lotus Day, infermiera, ottenne che al figlio non venisse reciso il cordone. L’infermiera sosteneva di visualizzare l’aura delle persone. Quest’aura, nel momento in cui il cordone veniva reciso, diveniva meno evidente, indebolendosi. Nasce ufficialmente questa pratica. Sul sito Lotus Birth leggiamo:

Lotus Birth® è il modo più dolce, sensibile e rispettoso per entrare nella vita. È la procedura di nascita in cui il cordone ombelicale non viene reciso e il neonato resta collegato alla sua placenta. Pochi giorni dopo la nascita (dai 2 ai 10, ma di media 3/4) il cordone si separa in modo naturale dall’ombelico del bambino. Il distacco avviene quando entrambi, bambino e placenta, hanno realmente concluso il loro rapporto e decidono sia giunto il momento della separazione.

Che cosa dovrebbe fare la placenta secondo i sostenitori

Questa pratica, dunque, servirebbe ad aiutare il bambino nella transizione verso la sua vera e propria vita indipendente, permettendo al sangue placentare di riversarsi nel bambino e permettendo quello che viene inteso come un trasferimento di energia. Il cordone si staccherà naturalmente quando il bambino sarà pronto. Nel frattempo, la placenta verrà trasportata col bambino e ricoperta di sale grosso con qualche goccia di olio profumato. Il motivo lo potete immaginare. I sostenitori del Lotus Birth affermano la necessità di consentire al bambino di completare il suo corpo eterico, definito come “quella parte invisibile all’occhio fisico, è la parte più importante di noi che fa percepire le sensazioni”. Per sensazioni sicuramente non si intendono percezioni fisiche, visto che il cordone non è innervato: insomma, in soldoni, tagliare il cordone è come tagliarsi le unghie.

Lotus Birth: cosa dicono pediatri e ostetrici

Quali sono i fondamenti di questa pratica? Non mi è del tutto chiaro. Anzi, associazioni di ostetrici e ginecologi evidenziano i potenziali rischi di infezione derivanti dal lasciare la placenta attaccata al bambino. Quando il cordone smette di pulsare, non c’è più alcuno scambio col neonato. A oggi, non esiste evidenza scientifica che appoggi il Lotus Birth. Sta in ogni caso diventando buona pratica (raccomandata anche dall’OMS) quella di attendere il più possibile per recidere il cordone, per permettere che il bambino riceva il preziosissimo sangue; anche in caso di donazione del sangue cordonale, c’è un tempo minimo di attesa prima del taglio. Ma, una volta che le pulsazioni cessano, ci troviamo davanti a tessuti morti, né più né meno. E, come tutti i tessuti morti, la placenta viene colonizzata da microrganismi che potrebbero arrivare al bambino.

Istinto, animali e romanticismo

Io sono la morte totale del romanticismo, lo so. A volte, anche i miei cari mi guardano perplessi. Non ho mai guardato con amore il moncone di cordone di mia figlia che si mummificava e, quando mi hanno dato la clip che era servita a chiuderlo, ho esclamato: “Con questa ci chiudo i pacchi di biscotti?” Scusatemi, abbiate pazienza. Ma in una cosa sono la donna più romantica del mondo: quando trovo in noi delle analogie col mondo animale cui apparteniamo. Ho assistito ad alcuni parti di gatte (gatte di colonia che non erano state sterilizzate in tempo. Sì, sono una sostenitrice delle sterilizzazioni degli animali domestici per contrastare il randagismo). La gatta, quando partorisce, fa una cosa semplicissima: recide il cordone coi denti e, dopo aver espulso la placenta, la mangia. Lo fa presumibilmente per rimettersi in forze e/o per non lasciare tracce. Ora, le cose sono due: o gli animali non hanno un corpo eterico (ma, a questo punto, I want to believe), o fanno una cosa molto sensata e istintiva. Ecco, l’istinto: seguirlo mi sembra la cosa migliore, nel nostro essere madri. Cosa vi dice, il vostro istinto? Di lasciare il vostro bambino attaccato alla placenta? Fatelo. Ma informatevi sui potenziali rischi. Di mangiare la placenta? Non sareste le prime. Ma rendiamoci conto di una cosa: il bambino, una volta fuori, non ha bisogno di noi per le sue necessità primarie. A volte, siamo noi a non voler recidere il cordone, non l’aura di nostro figlio.

Dove controllare questi dati

  • Salute riproduttiva EpiCentro, Istituto Superiore di Sanità: gravidanza, allattamento, contraccezione e percorso nascita
Informazione, non consiglio medico Questo testo serve a capire un argomento e non sostituisce la visita, la diagnosi o la terapia decisa dal medico. Per un disturbo in corso, una cura già avviata o un dubbio su un medicinale il riferimento resta il medico curante o il farmacista di fiducia. È stato pubblicato nel 2017: su indicazioni, dosaggi e disponibilità dei prodotti conviene chiedere conferma al banco. Per il foglio illustrativo e la scheda tecnica di un medicinale autorizzato in Italia il riferimento è la banca dati dell’Agenzia Italiana del Farmaco. Una sospetta reazione avversa a un farmaco si segnala alla rete nazionale di farmacovigilanza.