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Violenza ostetrica: i dati italiani in una nuova ricerca

Sala parto
Foto: Yazan.shawahneh · CC0 · Wikimedia Commons

Di violenza ostetrica si parla già da qualche anno ma, a parte le esperienze singole nostre e delle nostre conoscenti che hanno partorito, e a parte gli esiti della campagna #bastatacere, che è stata recentemente riproposta da attiviste e associazioni, non avevamo ancora a disposizione dei dati certi. Adesso li abbiamo, e sono davvero sconfortanti.

La ricerca sulla violenza ostetrica in Italia

La Doxa, per conto dell’Osservatorio sulla Violenza Ostetrica in Italia, e in collaborazione con le associazioni La Goccia Magica e CiaoLapo Onlus, ha effettuato la prima ricerca nazionale sul problema. Il campione era rappresentativo di circa 5 milioni di donne italiane, di età compresa tra i 18 e i 54 anni, con almeno un figlio di 0-14 anni. A loro è stata rivolta la domanda:

La definizione di violenza ostetrica è la seguente: appropriazione dei processi riproduttivi della donna da parte del personale medico, costringere la donna a subire un cesareo non necessario, costringere la donna a subire una episiotomia non necessaria, costringere la donna a partorire sdraiata con le gambe sulle staffe, esporre la donna nuda di fronte ad una molteplicità di soggetti, separare la madre dal bambino senza una ragione medica, non coinvolgere la donna nei processi decisionali che riguardano il proprio corpo e il proprio parto, umiliare verbalmente la donna prima, durante e dopo il parto. Sulla base di queste informazioni, Lei ritiene di avere vissuto l’esperienza di violenza ostetrica durante l’assistenza al suo parto?

I numeri: episiotomie e consenso informato

Il 56% ha risposto “assolutamente no”, il 23% “credo di no”. Il dato preoccupante è il rimanente 21%, di cui un 17% ha risposto con “in parte sì”, e un 4% con “sicuramente sì”. Si va dalla semplice (semplice?) violenza verbale fino ai dati impressionanti sull’episiotomia, subita da ben il 54% delle partorienti. Di queste donne, 3 su 10 (stiamo parlando di 1,6 milioni di donne) dichiarano di non aver dato il consenso informato per autorizzare l’intervento. Per 400000 donne si è trattata di una vera e propria menomazione genitale, mentre 350000 hanno vista tradita la propria fiducia nel personale medico. L’OMS ritiene l’episiotomia una pratica dannosa da utilizzare solo in rari casi. A differenza delle lacerazioni che avvengono durante il parto, il taglio della vagina e del perineo per allargare il canale necessita di un recupero più lungo ed espone la donna al rischio di emorragie e infezioni. Cosa che non sempre viene spiegata alla partoriente, presentandola come una pratica necessaria. Ma il dato forse più sconcertante è che un 6% di donne, in seguito al trauma del primo parto, ha deciso di non avere più figli: è stato stimato che, così, ci sono state 20000 nascite in meno ogni anno. Insomma, non c’è Fertility day che tenga.

Violenza esplicita, violenza sottile

“Le apri, ‘ste gambe? Sì, adesso facciamo entrare pure il marito… pensi di essere a una festa? Non c’è nulla per il dolore, pensi di essere la prima a partorire? Lo hanno fatto miliardi di donne prima di te. Vuoi spingere o devo fare io? Acqua? Mica è un bar! Adesso è tardi per l’epidurale. Credi di essere la prima donna nuda che vediamo, che ti copri a fare? Smetti di urlare, ti si sente dal corridoio. Nel reparto siamo solo in due, non possiamo stare qui a tenerti la mano! Così si fa prima, fidati.” Fidati. E via con episiotomie e manovre di Kristeller. Senza che la donna sappia cosa siano, a volte. Perché così si fa prima. Bene, allora ditemelo che è per questo. Ditemelo che siete 4 gatti a dover coprire i turni e che mi dovete rovinare questo giorno perché avete fretta, perché avete dei numeri da rispettare. Ditemelo: un bel taglio, una bella manovrina che in alcuni paesi è vietata, e facciamo in un attimo.

Essere informate e poter scegliere

Io sono nel 23% che crede di non aver subito violenza ostetrica. Lo penso perché, a un’ora dal parto cesareo, dopo aver incontrato solo personale che il proprio lavoro lo sapeva fare, mi vennero a chiedere perché non avessi fatto la manovra di rivolgimento del feto podalico, visto che “Cosa pensa, che il cesareo diminuisca i casi di mortalità perinatale? Pensava che gliela ammazzassimo, la figlia?” Insomma, avevo alzato la media dei cesarei del reparto virtuoso perché, per mia scelta, non volevo che mi si manipolasse l’utero con la promessa di una sala operatoria attrezzata in caso di problemi. Scelsi di programmarmelo, l’ingresso nella sala operatoria. Conosco donne che hanno scelto la manovra di rivolgimento fetale perché terrorizzate dal cesareo, e hanno tutto il mio rispetto. Sono scelte. Perché è proprio questo, il punto: io devo essere informata e scegliere, al di là delle complicazioni che nessuno può prevedere e che possono sparigliare le carte. Ah, per la cronaca: al dottore risposi ridendo che l’utero era mio e me lo gestivo io. Ed ebbi la prontezza di rispondergli così perché, evidentemente, nella flebo attaccata al mio braccio c’era roba davvero buona.

Dove controllare questi dati

  • Salute riproduttiva EpiCentro, Istituto Superiore di Sanità: gravidanza, allattamento, contraccezione e percorso nascita
Informazione, non consiglio medico Questo testo serve a capire un argomento e non sostituisce la visita, la diagnosi o la terapia decisa dal medico. Per un disturbo in corso, una cura già avviata o un dubbio su un medicinale il riferimento resta il medico curante o il farmacista di fiducia. È stato pubblicato nel 2017: su indicazioni, dosaggi e disponibilità dei prodotti conviene chiedere conferma al banco. Per il foglio illustrativo e la scheda tecnica di un medicinale autorizzato in Italia il riferimento è la banca dati dell’Agenzia Italiana del Farmaco. Una sospetta reazione avversa a un farmaco si segnala alla rete nazionale di farmacovigilanza.

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