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Come sterilizzare il ciuccio: guida ai metodi più efficaci

Come sterilizzare il ciuccio: guida ai metodi più efficaci

Il ciuccio: uno degli strumenti più controversi quando nasce un bambino. Se da una parte viene spesso raccomandato di non darlo ai neonati nel primo mese di vita, poiché potrebbe interferire con l’allattamento, è anche vero che il suo utilizzo sembrerebbe ridurre i casi di SIDS (Sudden Infant Death Syndrome), la sindrome da morte in culla, favorendo un automatismo che porterebbe il bambino a svegliarsi in caso di apnea. Resta il fatto che il suo uso è diffusissimo: vediamo come utilizzarlo al meglio, e i metodi per sterilizzare il ciuccio.

Ciuccio in silicone o in caucciù

Innanzitutto, ricordiamo che è meglio non protrarne l’uso: dopo i 12 mesi, cerchiamo di toglierlo. I ciucci esistono di due tipi: in silicone e in caucciù. I primi sono più indicati fino ai 6 mesi, i secondi possono essere utilizzati in seguito. Il silicone, infatti, resiste meglio a lavaggi e sterilizzazioni ma, con l’inizio della dentizione, potrebbe logorarsi e piccoli pezzi potrebbero essere ingoiati. Se una pulizia più attenta è indispensabile durante i primi vita del neonato, dopo i 6 mesi si può passare al caucciù che, essendo più poroso, trattiene potenzialmente disinfettanti e detergenti, ma è anche più resistente alle sollecitazioni e… ai morsi.

Metodi per sterilizzare il ciuccio

Il metodo della nonna: acqua bollente

Il ciuccio si può sterilizzare col vecchio metodo “della nonna”: fate bollire dell’acqua per 5 minuti, immergete il ciuccio e lasciatelo altri 5 minuti. Mettetelo poi ad asciugare su un canovaccio pulito.

La soluzione disinfettante

In alternativa, il ciuccio può essere immerso in una soluzione disinfettante, lasciandovelo per un periodo di tempo indicato sulla soluzione stessa. Questo metodo richiede però che il ciuccio vada sciacquato per non lasciare residui sulla tettarella.

Sterilizzare al microonde

Alcune marche, poi, forniscono dei contenitori adatti per sterilizzare il ciuccio al microonde: metodo rapido e sicuro, consente una sterilizzazione efficace. Il ciuccio si inserisce all’interno del contenitore e si lascia solitamente 3 minuti a 750-1000 watt.

Gli sterilizzatori a raggi UV

In commercio esistono inoltre sterilizzatori a raggi UV, alcuni dei quali portatili. Il tempo di impiego è di pochi minuti e, generalmente, le case produttrici assicurano ottimi risultati nell’eliminazione dei batteri. L’alimentazione è spesso a batterie.

Fino a quando serve sterilizzare

Qualsiasi sia il metodo da voi scelto, ricordate che la sterilizzazione è importante soprattutto nei primi 6 mesi circa di vita del neonato, quando il bambino ancora non è in grado di fronteggiare quell’assalto di germi e batteri che terrorizza noi genitori. Con la crescita, sarà sufficiente lavare il succhietto con detergenti normali e sciacquarlo con cura. A volte, i genitori sono soliti mettere in bocca il ciuccio del figlio, se sono fuori casa e il ciuccio cade per terra: ok, è una situazione d’emergenza, ma ricordate che le nostre bocche non sono sterili. La saliva non solo non fa miracoli, ma rischiamo di essere inconsapevoli vettori di malattie. Esistono salviette usa e getta da usare in casi estremi: usiamo quelle e poi diamo una sciacquata con un po’ di acqua (tanto, una bottiglietta d’acqua la portiamo tutti con noi).

Dove controllare questi dati

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Informazione, non consiglio medico Questo testo serve a capire un argomento e non sostituisce la visita, la diagnosi o la terapia decisa dal medico. Per un disturbo in corso, una cura già avviata o un dubbio su un medicinale il riferimento resta il medico curante o il farmacista di fiducia. È stato pubblicato nel 2017: su indicazioni, dosaggi e disponibilità dei prodotti conviene chiedere conferma al banco. Le schede istituzionali su sintomi, prevenzione e percorsi di cura sono pubblicate dal Ministero della Salute. Una sospetta reazione avversa a un farmaco si segnala alla rete nazionale di farmacovigilanza.

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