I farmaci per il mal di schiena con funzione antinfiammatoria non sono così efficaci come saremmo portati a pensare. Questo è quanto ha decretato uno studio condotto su più di 6.000 pazienti che facevano uso di antidolorifici per il mal di schiena. La ricerca è stata curata dal George Institute for Global Health di Sidney, e pubblicata sul magazine Annals of the Rheumatic Diseases. Prima di addentrarci nei dettagli di questa scoperta, sottolineiamo che i dolori cronici della zona lombare vanno considerati come una forma di disabilità tra le più gravi a livello mondiale.
Antinfiammatori e placebo, più o meno lo stesso effetto
Dalle analisi svolte è emerso un dato molto rilevante, cioè che le non-steroidal anti-inflammatory drugs (NSAID), ovvero i farmaci antinfiammatori non steroidei, hanno un effetto che si colloca più o meno al livello dei placebo. In particolare, solo un paziente su 6 ha riportato degli immediati effetti positivi in seguito all’assunzione di antidolorifici.
Gli effetti collaterali supererebbero di gran lunga i benefici apportati da questo tipo di farmaci. I disturbi provocati dagli antinfiammatori si riversano soprattutto sull’intestino, e provocano dei disturbi anche molto gravi come le ulcere gastriche. Il rischio di andare incontro a queste problematiche tramite l’uso di antinfiammatori per il mal di schiena sarebbe quasi tre volte superiore rispetto a quello provocato dai placebo.
Meno farmaci per il mal di schiena, più fisioterapia
Secondo i due responsabili dello studio, Gustavo Machado e Manuela Ferreira, i farmaci oppiodi avrebbero qualche beneficio in più rispetto ai NSAID. Di contro, però, sarebbero molto più rischiosi. In definitiva, la considerazione più importante che viene da fare è che ai farmaci per il mal di schiena sarebbe meglio preferire una buona prevenzione. La terapia di prevenzione va fatta attraverso una serie di appositi esercizi per il mal di schiena. Secondo il parere degli esperti, un’ottima soluzione in caso di dolore persistente è rappresentata dalla fisioterapia.
Cosa funziona davvero sul mal di schiena
Se l'effetto degli antinfiammatori è più modesto di quanto si creda, le misure con il rapporto migliore tra beneficio e rischio sono altre: restare in movimento invece di mettersi a letto, riprendere presto le attività quotidiane, applicare calore nella fase acuta, lavorare sulla postura e, quando il dolore dura, seguire un programma di esercizio o di fisioterapia. Il riposo prolungato è tra le poche cose che peggiorano sicuramente il decorso.
Domande frequenti
Allora gli antinfiammatori non servono a niente?
Non è questo il punto: possono dare sollievo per qualche giorno nella fase acuta, ma la differenza rispetto al placebo è piccola e solo una minoranza di pazienti ottiene un beneficio davvero rilevante. Vanno usati al dosaggio minimo e per poco tempo, tenendo conto degli effetti gastrici e renali.
Serve la risonanza magnetica?
Nella maggior parte dei casi no: nel mal di schiena comune gli esami di immagine non cambiano la cura e mostrano spesso alterazioni presenti anche in chi non ha dolore. Si prescrivono quando ci sono segnali d'allarme.
Quali sono i segnali che impongono una visita?
Perdita di forza a una gamba, formicolii persistenti, difficoltà a controllare urina o feci, febbre, perdita di peso senza motivo, dolore dopo un trauma o dolore notturno che non si attenua in nessuna posizione.
Il calore o il ghiaccio?
Nella lombalgia comune il calore è in genere più utile, perché rilassa la muscolatura contratta. Il ghiaccio ha senso nelle prime ore dopo un trauma.
Vedi anche: come scegliere un antidolorifico da banco, il gel antinfiammatorio per uso locale e lavoro e postura della schiena.

