Davanti allo scaffale dei solari la scelta sembra complicata, ma si riduce a tre domande: quale fattore serve alla tua pelle, se il prodotto protegge anche dai raggi UVA e se riuscirai ad applicarlo nelle quantità giuste. Il resto — texture, profumo, formato — conta solo perché una crema che ti piace la userai davvero.
Il fototipo viene prima del numero
I fototipi sono sei e descrivono come la pelle reagisce al sole: dal fototipo I, che si scotta sempre e non si abbronza, al VI, che non si scotta quasi mai. Più la pelle è chiara, più alto deve essere il fattore e più breve l'esposizione nelle ore centrali. I bambini vanno in una categoria a parte: i loro sistemi di difesa cutanei non sono ancora maturi e le scottature prese nell'infanzia sono tra i fattori di rischio del melanoma in età adulta. Per loro, protezione molto alta, maglietta e cappello.
Come si legge l'SPF
L'SPF (Sun Protection Factor) indica quanto il prodotto filtra i raggi UVB, quelli responsabili di eritemi e scottature. La scala europea è divisa in quattro classi:
- protezione bassa: SPF 6 e 10;
- protezione media: SPF 15, 20 e 25;
- protezione alta: SPF 30 e 50;
- protezione molto alta: SPF 50+.
Il numero non è una percentuale e non cresce in modo proporzionale: un SPF 15 trattiene circa il 93% dei raggi UVB, un 30 circa il 97%, un 50 circa il 98%. Nessun solare blocca il 100% della radiazione, motivo per cui le diciture “schermo totale” sono vietate. Sotto l'SPF 15 la protezione è di fatto simbolica per chi ha la pelle chiara.
UVA e UVB: servono entrambi
Gli UVB scottano, gli UVA penetrano più in profondità, invecchiano la pelle e contribuiscono al danno del DNA cellulare. La normativa europea chiede che la protezione UVA sia almeno un terzo del fattore dichiarato: quando è così, sulla confezione compare la sigla UVA cerchiata. È il simbolo da cercare per primo, prima ancora del numero.
Filtri chimici o fisici
I filtri chimici assorbono la radiazione e la trasformano in calore: sono leggeri, invisibili, adatti al viso e a chi non tollera le texture coprenti. I filtri fisici (ossido di zinco, biossido di titanio) riflettono la luce e lasciano un velo bianco: sono i più indicati per i bambini, per le pelli reattive e dopo trattamenti dermatologici. Molte formule li combinano.
Quanto prodotto serve davvero
Qui si perde la maggior parte della protezione dichiarata. Il fattore riportato in etichetta si ottiene applicando circa 2 milligrammi per centimetro quadrato di pelle: per un adulto significa circa 35 millilitri per tutto il corpo, l'equivalente di sei cucchiaini da tè. Applicarne metà non dimezza la protezione, la riduce molto di più. Le regole pratiche sono tre:
- stendere la crema prima di uscire, su pelle asciutta;
- rinnovare l'applicazione ogni due ore e sempre dopo il bagno, l'asciugatura con il telo o una sudata abbondante;
- non dimenticare orecchie, collo, dorso dei piedi, attaccatura dei capelli e labbra, che hanno bisogno di uno stick dedicato.
Anche con il cielo coperto una buona parte della radiazione arriva a terra: la crema serve lo stesso. Sulle diciture water resistant e water proof conviene sapere cosa garantiscono davvero, perché non significano “indelebile”: ne parliamo nella scheda sui solari resistenti all'acqua.
L'etichetta: cosa guardare e cosa ignorare
- PAO, il periodo dopo l'apertura: il barattolo aperto con il simbolo “12M” mantiene le caratteristiche dichiarate per dodici mesi. Il solare dell'anno scorso, aperto e lasciato in spiaggia, non protegge come il primo giorno.
- “Senza parabeni”: è un'informazione di marketing, non un indice di qualità. Quello che conta è l'elenco degli ingredienti, soprattutto se hai avuto reazioni allergiche a un filtro o a un profumo.
- “Ipoallergenico”, “dermatologicamente testato”: indicano che il prodotto è stato testato, non che non possa dare reazioni. Per le pelli sensibili meglio una formula senza profumo e con filtri fisici.
Chi deve fare più attenzione
Alcuni medicinali rendono la pelle fotosensibile e trasformano una normale esposizione in un'ustione: antibiotici come le tetracicline e i chinolonici, alcuni antinfiammatori, i gel al ketoprofene, la pillola, certi antistaminici e diuretici. Prima dell'estate vale la pena rileggere l'elenco dei farmaci da evitare quando ci si abbronza. Attenzione anche a nei in cambiamento, cicatrici recenti e gravidanza, quando le macchie compaiono con più facilità.
Domande frequenti
Che SPF serve per la prima esposizione?
Per i primi giorni, e per tutta l'estate se la pelle è chiara, protezione alta o molto alta: SPF 30, 50 o 50+. Scendere di fattore ha senso solo a pelle già abituata e mai nelle ore centrali.
Ogni quanto si deve rimettere la crema?
Ogni due ore, e subito dopo il bagno o una sudata, anche se il prodotto è resistente all'acqua. Il telo che sfrega via buona parte del film protettivo è il motivo più comune delle scottature a metà pomeriggio.
Si può usare il solare dell'anno scorso?
Solo se è stato conservato al fresco e il periodo dopo l'apertura non è scaduto. Un flacone rimasto mesi in auto o in spiaggia al sole va sostituito: i filtri si degradano.
Serve la protezione anche in città o con le nuvole?
Sì. Gli UVA attraversano le nuvole e i vetri, e sono quelli che fanno invecchiare la pelle. Per il viso una crema con SPF usata tutti i giorni è la misura antietà più efficace e meno costosa che esista.
Per approfondire: i solari ad alta protezione testati, come curare un eritema solare e cosa fanno davvero gli integratori per l'abbronzatura.
