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Lenti a contatto dual focus per combattere la miopia nei bambini

Lenti a contatto
Foto: CC BY-SA 3.0 · Wikimedia Commons

L’uso delle lenti a contatto dual focus riuscirebbe a ridurre del 50-60% (una percentuale considerevole) l’avanzare della miopia in tenera età. Ad affermarlo è uno studio internazionale condotto su un gruppo consistente di bambini, nell’arco di tre anni. Sembrerebbe che il trattamento con questo tipo di lenti aiuti anche a proteggere dalla possibile insorgenza tardiva di glaucoma, distacco della retina e cataratta.
Le lenti a contatto dual focus prevedono un’alternanza tra zone di trattamento e zone di correzione visiva.

I risultati dello studio sono stati presentati alla Conferenza della British Contact Lens Association, giunta alla sua quarantesima edizione.

Lenti monouso morbide sperimentate su 144 bambini

Gli esperti hanno scelto di utilizzare delle specifiche lenti monouso morbide su 144 bambini, tutti tra gli 8 e i 12 anni di nazionalità canadese, inglese, portoghese e della Repubblica del Singapore.

Dopo 3 anni i risultati hanno dimostrato che l’avanzare della miopia aveva subito un rallentamento pari al 59%, un successo superiore a quello riscontrato dall’utilizzo di lenti a contatto ordinarie. I bambini, inoltre, non hanno manifestato fastidi o impedimenti nel regolare svolgimento delle attività quotidiane. Anzi, sembra che accolgano meglio le lenti a contatto piuttosto che gli occhiali da vista. Una volta terminata la sperimentazione, il 90% dei genitori coinvolti ha dichiarato che l’esperienza è stata molto positiva.

Lenti a contatto dual focus: una speranza per la lotta contro la miopia

Stando a quanto affermano gli esperti, la miopia è un fenomeno destinato a crescere esponenzialmente. La possibilità di intervenire già in tenera età per curare il disturbo quando ancora è ad uno stadio precoce, apre uno spiraglio di speranza. Come dicevamo poco sopra, infatti, il trattamento potrebbe essere decisivo anche per prevenire gli effetti tardivi della miopia, quali il glaucoma e la cataratta. Una cosa è certa: vale la pena di approfondire l’esperimento e continuare a testare queste lenti, cosicché possano beneficiarne tempestivamente più bambini possibile.

Domande frequenti

Come funzionano le lenti dual focus?

Alternano zone che correggono la vista e zone di trattamento che modificano il modo in cui la luce arriva sulla periferia della retina. È questo segnale, secondo gli studi, a rallentare l'allungamento dell'occhio e quindi la progressione della miopia.

A chi sono indicate?

Ai bambini e ai ragazzi con miopia che peggiora di anno in anno, tipicamente tra gli 8 e i 12 anni al momento dell'inizio. La valutazione spetta all'oculista, che misura la progressione e verifica se il bambino è in grado di gestire le lenti con la giusta igiene.

Esistono alternative?

Sì: occhiali con lenti dal disegno analogo, colliri a base di atropina a bassissima concentrazione prescritti dallo specialista e, come misura che non costa nulla, almeno un paio d'ore al giorno trascorse all'aperto, che negli studi si associano a una progressione più lenta.

Rallentare la miopia a cosa serve, se poi si portano gli occhiali?

A ridurre il grado finale: una miopia elevata aumenta il rischio di distacco di retina, glaucoma, cataratta precoce e maculopatia in età adulta. Il punto non è l'estetica degli occhiali, è la salute dell'occhio nei decenni successivi.

Vedi anche: quello che conviene sapere sui colliri e schermi e occhi dei bambini.

Tags: bambini miopia
Informazione, non consiglio medico Questo testo serve a capire un argomento e non sostituisce la visita, la diagnosi o la terapia decisa dal medico. Per un disturbo in corso, una cura già avviata o un dubbio su un medicinale il riferimento resta il medico curante o il farmacista di fiducia. È stato pubblicato nel 2017: su indicazioni, dosaggi e disponibilità dei prodotti conviene chiedere conferma al banco. Le schede istituzionali su sintomi, prevenzione e percorsi di cura sono pubblicate dal Ministero della Salute. Una sospetta reazione avversa a un farmaco si segnala alla rete nazionale di farmacovigilanza.